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HABERMAS J. RATZINGER J. (a cura di G. Bosetti), Ragione e fede in dialogo, Marsilio 2005


Questo agile libretto di neanche un centinaio di pagine è il frutto di un incontro avvenuto a Monaco a gennaio 2004 fra due giganti della cultura contemporanea: il filosofo tedesco Jürgen Habermas e (l’allora) cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede Joseph Ratzinger. Colui che poco più di un anno dopo diventerà Benedetto XVI. L’attuale papa.
Il testo contiene, a seguito di una pregevole prefazione di Giancarlo Bosetti, i loro interventi in quell’occasione, dedicata alla laicità[1]. Il tema possiede un’attualità forse ancora maggiore che al momento dell’incontro, visto il rinnovato protagonismo delle chiese nella vita pubblica non solo italiana; un protagonismo che suscita le più disparate reazioni, anche perché impensabile solo qualche anno addietro[2].
Le due voci, che includono in sé la conoscenza del percorso intellettuale dell’altra, arrivano a convergere su dei punti in comune. Ma prima di vedere tali conclusioni, è opportuno conoscere più a fondo i due protagonisti.
Habermas, filosofo di orientamento laico, è uno dei più famosi e autorevoli intellettuali nel panorama contemporaneo; erede della Scuola di Francoforte, rispetto alla quale si è differenziato affrontando temi eccentrici rispetto agli interessi dei francofortesi (il postmoderno, il concetto di razionalità nella sfera pubblica, ecc.) fino ad uno spregiudicato rovesciamento delle loro posizioni fondamentali[3].

Il cardinale Joseph Ratzinger è conosciuto soprattutto per i ruoli rivestiti nell’ambito dell’istituzione ecclesiastica: prefetto della Congregazione perla Dottrina della fede e pontefice dall’aprile 2005. Molti ne ignorano la statura intellettuale di teologo e la preparazione filosofica di prim’ordine, che ne ha fatto a soli trentacinque anni uno dei teologi del Concilio Vaticano II, nel quale avanzò istanze di rinnovamento della chiesa. Posizioni che appariranno a molti tradite dai numerosi interventi censori successivi, nella veste di “custode dell’ortodossia”, e nella collaborazione alla stesura di documenti di forte rigidità[4].
“Il mio amico Johan Baptist Metz […] rimase un po’ irritato dai toni moderati della discussione”. Così Habermas riferisce recentemente nel corso di un’intervista al giornale tedesco Die Welt, rievocando l’incontro. La reazione di Metz risulta in qualche misura giustificata. Il tono degli interventi è oltremodo irenico, arrivando con grande facilità all’accordo su alcuni punti in comune. Essi possono essere sintetizzati nel concetto di postsecolarismo. Con tale termine si intende una correzione della tradizionale idea di secolarizzazione, il processo di progressiva scomparsa e marginalizzazione delle religioni dalla sfera pubblica – in quanto reputate, sulla scia dei pensatori illuministi liberali, elemento di irrazionalità e fanatismo, o comunque portatrici di istanze confessionali accettabili solo dai fedeli, e abusivamente imposte a tutti. Il concetto va corretto nel senso che le confessioni religiose anziché scomparire rimangono sulla scena e anzi incrementano la loro visibilità mediatica; ma nella misura in cui entrano nella sfera pubblica sono chiamate ad esprimersi con un linguaggio “laico”, accettabile da tutti, rinunciando ad una presentazione apodittica delle proprie verità di fede. Se la limitazione della portata antireligiosa della secolarizzazione è la concessione del laico Habermas, la autolimitazione della autoreferenzialità della fede è quella di Ratzinger. In nome di questa cornice di mutua convivenza, la discussione si svolge in direzione di un dialogo fra ragione e fede, in cui ciascuna cerca di comprendere l’altra e di costiturne un correttivo rispetto agli eccessi. Così se la ragione può essere un argine di fronte ad una possibile degenerazione nel fanatismo, la religione è chiamata a ricordare i limiti morali che il progresso tecnico-scientifico deve rispettare.

L’irritazione di Metz è comprensibile se si osserva che la discussione si è svolta sul piano formale di convivenza, più che sulle sue manifestazioni concrete. Si è arrivati a stabilire, cioè, le condizioni ideali di mutuo rispetto, senza entrare nel merito delle circostanze che incidono sulla reciproca autonomia e che di essa possono essere considerate lesive. Può la chiesa chiedere ai medici cattolici di astenersi da interventi di procreazione assistita? Cercando di rispondere a questo genere di problemi la discussione sarebbe stata indubbiamente più vivace. I modi concreti in cui può concretizzarsi di fronte ad un quesito del genere il modello del postsecolarismo andranno ricercati altrove.
Una nota di critica si può avanzare nell’eccessiva facilità della distinzione ragione-fede. Distinzione classica, senza dubbio, che rimanendo ad un livello “formale” della discussione funziona, ma procedendo più in profondità mostra la sua inadeguatezza. Intendendo con esse gli atteggiamenti di fronte al mondo fondate sull’assenza di riferimenti trascendenti l’una e su una rivelazione di fede l’altra, è chiaro che ciascuno dei termini include l’altro, in qualche modo. Così come anche il laico fa riferimento a valori che esulano dalla sfera puramente mondana, il religioso dovrà incarnare il suo ideale di fede nella società umana. Un confronto su questi punti sarebbe certo meno irenico, conducendo un reale percorso di “apprendimento complementare”, come lo chiama Habermas[5].
Il saggio introduttivo di Bosetti coglie un aspetto fondamentale sulla figura di Ratzinger: la duplicità del suo atteggiamento oscillante fra forti chiusure autoreferenziali e sorprendenti aperture si spiega con la differenziazione fra dimensione dottrinaria, riguardante la vita interna della chiesa, e il rapporto con altri soggetti esterni. Repressione all’interno, apertura all’esterno. Il che trova un riscontro anche nelle argomentazioni da esso presentate: il discorso del cardinale utilizza concetti esclusivamente filosofici, senza alcun accenno ad elementi teologici; e la religione/ fede viene vista dall’ esterno, su una base di osservazione esclusivamente razionale.
Si può parlare di un compromesso al ribasso, in cui c’è accordo perché l’interlocutore non include in esso le questioni veramente problematiche? Forse. Certo è un punto di partenza molto lontano dalla aggressività di molti ambienti religiosi conservatori al mondo moderno che in questo inizio di secolo paiono aver trovato nuovo livore.


NOTE
[1] Il tema proposto dall’Accademia cattolica di Monaco era, in realtà, il seguente: “Che cosa tiene insieme il mondo. Fondamenti morali prepolitici di uno stato liberale”.
[2] Ci si riferisce non solo all’esito del referendum abrogativo sulla legge sulla procreazione assistita, che tanto ha impegnato il dibattito pubblico italiano, ma anche al perdurante contrasto fra la Conferenza episcopale spagnola (Cee) e il governo Zapatero in materia di matrimoni di persone omosessuali. Più in generale, si può citare le elezioni statunitensi che hanno riconfermato l’amministrazione Bush, in cui tanta importanza hanno avuto i riferimenti ai “valori”, in modo da captare le simpatie e l’appoggio delle confessioni cristiane più conservatrici.
[3] Mentre Horkheimer, Adorno e Marcuse criticavano l’illuminismo, riconducendovi persino le radici del nazismo, Habermas ne denuncia l’inconpiutezza, cioè l’inattuazione dei diritti e conquiste che tale movimento intellettuale prevedeva. Per quanto il contrasto possa essere appianato in base a sfumature interpretative degli autori citati, non sarà del tutto incongruo definire i vecchi francofortesi come “rivoluzionari” e Habermas come “riformista”. Il che trova un riscontro nelle sue posizioni su fatti d’attualità, come la sua recente presa di posizione a favore del Trattato costituzionale europeo, diversamente a tutte le forze di sinistra radicale.
[4] Primo fra tutti il documento Dominus Iesus. Per una panoramica globale dell’attività del cardinale nelle sue vesti di prefetto si veda il dossier curato da Adista: http://www.adistaonline.it/speciali/76italiano.pdf. Il dossier non include gli attacchi del nuovo papa al relativismo; su tale argomenti si veda il discorso al seguente link: www.ratzinger.it , al quale sono consultabili tutti i documenti della Congregazione per la Dottrina della fede.
[5] Sarebbe interessante che dal fronte laico si verificasse la razionalità dei modi in cui la chiesa amministra la sua vita interna, per esempio. La procedura giuridica per i teologi dissenzienti sarebbe reputata inaccettabile per qualsiasi stato democratico, mancando le basilari garanzie di difesa, terzietà del giudice nei confronti dell’accusatore, ecc.

Il sito del Ratzinger fan club. Contiene articoli e bibliografia:

www.ratzinger.it

Leggi un'intervista a Jürgn Habermas:

http://www.giornaledifilosofia.net/public/scheda.php?id=13