DOSSIER: "I confini dell'Europa, cosa vuol dire essere in Europa?"
Florian DU PASQUIER: Quali sono le frontiere dell'Europa?
 
Se esistono frontiere dell'Europa, significa che esiste uno spazio geografico delimitato nel quale ci sentiamo uniti da qualche comune tratto culturale. Il progetto europeo non andrà lontano se non siamo in grado di individuare tale legame culturale che ci fa sentire più europei che americani o occidentali. Quale sia questo legame è assai problematico, dato che l'Europa è costituita da un insieme di lingue e popoli diversi.

Penso che se vogliamo comprendere questo elemento comune che ci fa sentire europei dobbiamo guardare alla storia delle idee, in particolare all'onda dell'Illuminismo che attraversò l'Europa durante il diciottesimo secolo. Nonostante tutte le differenze linguistiche, guardando la storia in profondità per quanto mi è possibile, l'Europa di oggi è il risultato di questo processo illuministico. Ci sono, naturalmente, molteplici svolgimenti di questo progetto, ma il significato fondamentale dell'Illuminismo è l'emancipazione attraverso la ragione. L'Iluminismo inglese è stato corrotto dall'utilitarismo. Gli Scozzesi hanno prodotto Adam Smith e David Hume. I francesi sono stati assai più radicali nella loro rivoluzione, ma si dovrebbe ricordare che il progetto razionalista iniziò molto prima con Cartesio. I tedeschi, con la disperazione di Marx, sono stati più idealisti e non hano mai realizato la rivoluzione. Questa è solo una breve panoramica delle specificità nazionali dell'Illuminismo, che può essere la base di un dibattito più vasto.

Avendo suggerito l'Illuminismo come riferimento culturale dell'Europa, vorrei sollevare la questione della misura in cui lo si può ritenere un progetto compiuto, se viviamo ancora in età illuministica, e cosa significa oggi tutto ciò.
La mia prima domanda consiste nel sapere se la ragione da sé è sufficiente per emanciparsi, e cosa significa "emanciparsi". Infatti molti pensatori hanno guardato all'Iluminismo come ad una forza alienante, ad una resa alla freddezza della ragione, ad un "disincantamento" del mondo… il soggetto stesso è l'argomento di migliaia di libri che possono essere trovati nelle liberie d'Europa. Simpatizzo con una larga fascia di tali idee. Infatti, quando osservo il nostro sistema produttivo, non posso non pensare che siamo diventati schavi dei nostri bisogni nell'intento di dominare razionalmente la natura che ci circonda. La tossicodipendenza da droghe è descritta in Europa come un crimine, ma mi sembra che siamo diventati dipendenti da questo progetto razionalistico e da questo sistema produttivo che ci detta i nostri bisogni. L'idea non è nuova… ma non dovrebbe essere mai dimenticata lungo il cammino.

Essere o avere… questo è il problema.

Trovo che la più forte critica all'Illuminismo sia che esso distrugge forme collettive di senso in nome di certezze razionali. Nel nostro mondo la ragione è la sola forma acccettabile di conoscenza. Ma ne consegue che in questo processo perdiamo quel senso collettivo che dava valore alle nostre azioni. Se a ciò aggiungiamo che gli Europei hanno messo volentieri da parte e relegato Dio nelle chiese, dovremo arrivare alla logica conclusione che l'Illuminismo ha prodotto un mondo privo di senso… Per fortuna che abbiamo ancora il calcio e il consumo! Deploro questa ritirata del senso, non perché voglia tornare alle società organiche così ben descritte da Durkheim, ma perché mi stupisco di che cosa significhi per me essere francese quando sono nel metrò seduto accanto a un gruppo di parigini stressati. Mi meraviglio di come e in che senso noi condividiamo un qualche senso della vita se non abbiamo guardato il medesimo programma la notte prima. Bene, parliamo la stessa lingua, perciò potremmo tecnicamente condividere interiormente che senso ha essere vivi. Ma la mia esperienza mi dice che i più intensi momenti di questo genere sono stati condivisi con gente che parla qualche strana lingua, nei più remoti recessi del pianeta. Questo significa che l'Illuminismo è un processo che rifiuta tali momenti di senso collettivo? E ciò implica forse che l'essere "illuminati" significa dominare la razionalità del linguaggio al punto da dimenticare che possiamo semplicemente empatizzare con lo straniero? Pongo tali domande perché abbiamo bisogno di porcele di fronte a rifugiati mendicanti che lottano per la vita. La ragione richiede un'organizzazione dello stato in base al benessere. Ma la ragione matematica ci dice ora che non possiamo più organizzare la società in base tali principi di giustizia. A questo punto la domanda che mi pongo è: troppo Illuminismo o troppo poco?

Vorrei suggerire che il liberalismo puro, una dottrina strettamente associata all'Illuminismo, è un punto morto. Esso crea una società di invidui atomizzati che confrontano il loro rispettivo interesse all'interno del processo democratico. Ma non favorisce un rinnovato impegno per la società, e ciò a lungo termine distrugge la stessa idea di società. Se non siete convinti, ricordate semplicemente Margareth Thatcher e il suo famoso motto: "Non esiste alcuna società". La dottrina americana del dopo 11 settembre è un'altra prova: non ci sarà compromesso sulle proprie libertà (eccetuate le libertà civili dei cittadini, ma non certamente il loro diritto al consumo). Ci troviamo ancora una volta in una situazione cara a Marx, quando la libertà di qualcuno è pagata con la miseria degli altri. Il trucco è far credere alla libertà politica, lasciando penzolare la carota del consumismo sulle teste…

Mi fermerò prima di rendermi prigioniero del concetto di rivoluzione. Il benessere materiale e le comodità dovrebbere essere raggiunti per la maggior parte possibile di persone. E il capitalismo è la sola forza guida che può impedirci di raggiungere questo scopo. E non sarà necessario citare ancora Marx per capire che il comunismo (dimenticando il dubbio periodo del socialismo) doveva giungere quale frutto del capitalismo destinato a soppiantarlo. Un vero peccato che non abbia collaborato con Nostadamus per dirci la data del comunismo.

Adesso ho criticato abbastanza la Francia. Ma perché non è come dovrebbe essere un moderno stato socialista? Possiede meccanismi di stato sociale (anche se forse non per molto ancora) il miglior sistema ferroviario, educazione libera per tutti e una squadra nazionale di calcio capace di far sentire uniti sessanta milioni di persone. Quindi, cos'è che va storto? Forse il socialismo è realizzabile in un paese solo al costo di un corrispondente aumento di produzione… La domanda è qunato possiamo essere più produttivi? Allo stesso tempo possiamo ringraziare i nostri computer per il loro duro lavoro e domandarci se l'umanità è pronta per tutte queste nuove ed incombenti scoperte scientifiche.
Per finire, mi ricordo che quando andavo alle elementari, c'erano coloro che erano abbastanza fortunati da avere le tasche piene di dolci. Naturalmente li dividevano.. ma in modo tale da rassicurare chi era loro amico e chi non lo era. Cresciamo e cerchiamo di elaborare un qualche principio di condivisione e definizione della giustizia dello stesso genere. Attraversiamo l'Illuminismo e cerchiamo di essere veramente illuminati.


Traduzione a cura di Matteo Bortolon