DOSSIER: "L'occidentalizzazione del mondo "
Antonio GIORGI: La democrazia degli “altri”: le radici globali della cultura democratica

Non c’è ragione di stupirsi che in Irak le prospettive immediate di democrazia, che dovrebbe essere introdotta dalla coalizione militare anglo-americana, siano considerate con sempre maggiore scetticismo. Le evidenti ambiguità negli obiettivi dell’occupazione, il suo stesso prolungarsi senza un termine preciso, e una generale mancanza di chiarezza sul processo di democratizzazione rendono questi dubbi inevitabili. Le recenti vicende irakene, al di là delle comprensibili critiche rivolte ai mezzi (la soluzione militare) con i quali la coalizione statunitense sostiene di avere esportato la democrazia nel paese, hanno tuttavia alimentato una diffusa sfiducia nella possibilità, e nella stessa opportunità, di fornire un sostegno globale alla lotta per la democrazia in tutto il mondo, dove numerosi movimenti democratici (ieri in Sudafrica, Argentina e Indonesia, oggi in Birmania, Zimbabwe e altrove) riflettono la determinazione dei popoli a combattere per il riconoscimento della propria partecipazione politica. Ma conducendo un’analisi più ampia, che non si limiti al caso irakeno, che, è sempre bene ricordare, va considerato nel suo specifico contesto, è lecito domandarsi se questa sfiducia si riveli realmente fondata.
Una obiezione contro la causa globale della democrazia che di recente ha trovato largo seguito nei dibattiti di politica internazionale riguarda i dubbi di carattere storico e culturale sull’opportunità di proporre la democrazia a popoli che, si dice comunemente, non la “conoscono”. Sostanzialmente il sostegno alla democrazia come regola valida per tutti, che giunga da parte di istituzioni nazionali o internazionali o anche da attivisti dei diritti umani, implicherebbe in quest’ottica l’imposizione di costumi e di valori occidentali a società con una cultura diversa. Questa obiezione presuppone non solo e non tanto il riconoscimento che nel mondo contemporaneo la democrazia, in quanto forma di governo compiutamente realizzata in un assetto costituzionale, è diffusa prevalentemente in occidente, ma implica che essa costituisce un’idea le cui radici si possono trovare in uno specifico tipo di pensiero occidentale, che per lungo tempo è fiorito in Europa e in nessun’altra parte del pianeta: in questo senso democratizzare diventa in qualche modo sinonimo di occidentalizzare.

A questo punto è necessario porre una distinzione fra sistema di governo democratico, definito da un complesso di regole primarie e fondamentali, e cultura politica democratica. La seconda è evidentemente il presupposto culturale, teorico e storico del primo. Nel definire gli elementi che caratterizzano una cultura politica democratica, John Rawls, il filosofo politico americano, sottolinea, nel suo The Law of Peoples with “The Idea of Public Reason revisited” (tr. it. Torino 2001) pp. 184-87, la primaria importanza della discussione pubblica:

"a definire la democrazia deliberativa è la stessa idea di deliberazione. Nel deliberare i cittadini si scambiano opinioni sulle questioni di politica pubblica, e discutono le ragioni che le sostengono".

Non solo, l’idea di discussione riconosce il valore dell’imparare dagli altri, approfondendo così la conoscenza dei problemi e delle priorità individuali e collettive di una società:

"essi (scil. i cittadini) suppongono che, nella discussione, i loro convincimenti possano cambiare ed essere rivisti, e perciò non li considerano solo un riflesso dei loro interessi privati".

In altre parole, ogni cittadino, anche se in quanto individuo esprime interessi privati e una visione del mondo derivata da una dottrina religiosa o filosofica inconciliabile con quelle degli altri cittadini, in una libera discussione pubblica è chiamato a sostenere le proprie opinioni sulla base di concezioni e valori che egli ritiene, con buone ragioni, come ragionevolmente accettabili dagli altri cittadini in quanto liberi e uguali (criterio di reciprocità). In questo senso la pratica della libera discussione pubblica è presupposto e garanzia del pluralismo di dottrine che, invece di sopraffarsi l’un l’altra con la forza, cercano un’intesa e un’interazione sul terreno di una comune ragione pubblica. Riassumendo, una cultura democratica è caratterizzata dalla promozione di una discussione pubblica che riconosca e garantisca la diversità e il pluralismo di molteplici punti di vista, che si confrontano sulla base di una ragione pubblica fondata sul criterio di reciprocità.

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