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Trimestrale dell’Associazione CRS (Centro Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato)
Editore: Franco Angeli

Direttore: Umberto Allegretti, Consiglio Direttivo : Pietro Barcellona, Maria Luisa Boccia, Franco Cassano, Giuseppe Cotturri, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Enrico Melchionda, Pasquale Serra, Daniela Socrate.

Abstract: Democrazia e diritto è una rivista trimestrale di analisi politica, composta da saggi dedicati ad argomenti nazionali, europei e internazionali. La sua attitudine ai temi del diritto la rende, da un lato, sensibile ai temi inquadrabili nei canoni giuridici (costituzione, diritto internazionale, lavoro, ecc), dall’altro molto incisiva nelle argomentazioni.


Testo
È opinione non nuova, né particolarmente originale che negli ultimi anni la sfera giuridica conosca una situazione di particolare dinamismo e tensione. Così non è stato in passato (anche relativamente recente), quando il diritto, se non sminuito o sottovalutato dalla più rigida critica marxista[1], era sinonimo di burocrazia, impacci e rallentamenti anche agli occhi dei più fervidi promotori di modernizzazione e progresso[2].
Oggi la questione si pone in termini assai differenti, visto che le forti trasformazioni indotte a tutti i livelli si sono trovate non ad agire al di fuori della sfera del diritto, ma al suo interno per modificarlo ed adattarlo al “nuovo” progetto di società e convivenza. Così – passando attraverso i vari livelli di potere – il tentativo di “cambiare l’Italia[3]” della maggioranza di centro-destra passa attraverso una modifica della Costituzione italiana (ambito nazionale); l’integrazione europea si esprime nella proposta di una costituzione europea (ambito regionale, europeo); la guerra di difesa preventiva dell’Amministrazione Bush tenta di accreditare tale pratica come nuova norma delle relazioni internazionali (ambito mondiale)[4]. Tanto che l’ambito giuridico si è trasformato non solo in arena di feroci scontri politici, ma materia di mobilitazioni popolari e di impegno civile[5].
In questo quadro una rivista come Democrazia e diritto assume una forza di attualizzazione e di incisività inedite. Si tratta di una rivista scientifica, esistente da più di quaranta anni, il cui consiglio direttivo si è rinnovato nel 2003. Con la nuova direzione di Umberto Allegretti, docente di diritto pubblico all’università di Firenze, la linea della rivista prosegue nella sua tradizione di analisi della realtà politica con una forte attenzione al diritto, affrontando temi appartenenti ai tre livelli sopra delineati: nazionale, europeo, mondiale. Con forte attenzione ai problemi della mondializzazione e delle sue ricadute su tutte le realtà sottostanti.
Ogni numero possiede una parte monografica e un certo numero di contributi su argomenti sparsi (fra cui si distinguono quelli più propriamente giuridici), che spesso riprendono filoni di ricerca già avvviati da numeri passati. Il tono e lo stile variano a seconda dell’identità dello scrivente, com’è naturale in un insieme che annovera diverse personalità con impostazioni non del tutto simili fra loro, ma in generale la scrittura è sufficientemente trasparente anche per i non specialisti, molto incisiva e più attenta al dato rispetto all’ideologia. Anche se nella trattazione di argomenti molto specifici (pubblica amministrazione, modifica della Costituzione italiana, riforma dei codici militari) il profano farà un po’ di fatica. Preziosa e quasi inestimabile è la ricchezza dei riferimenti bibliografici, forse scontati in una rivista scientifica[6], ma utilissimi nella loro attualità, per chi voglia approfondire sulla base dei contributi più aggiornati e autorevoli.
Se è possibile individuare un limite in tale impostazione è la vistosa assenza delle particolarità nazionali – salvo, ovviamente l’Italia e gli USA, le cui dinamiche si riversano spesso sull’ambito mondiale: l’Europa è analizzata solo per le istituzioni comunitarie, a livello sovrastatuale. Forse un piccolo spazio potrebbe essere concesso alle istituzioni ed alle strategie giuridiche di altri paesi – Francia, Inghilterra, Germania, i nuovi arrivati dell’est europeo – il cui quadro costituzionale è profondamente distante dal nostro, ed ancora più sconosciuto.

 

NOTE
[1] Tendendo il marxismo a ricondurre alla struttura economica portante tutte le espressioni della società, i teorici più intransigenti di questa tendenza filosofica sono stati portati a considerare il diritto come una copertura tesa a legittimare i rapporti di proprietà e di dominio. Una prospettiva eccessivamente rigida rispetto ad altri filoni di pensiero e allo stesso pensiero originale di Marx.
[2] Alludiamo alle veilleità di rinnovamento – in Italia sviluppatesi soprattutto negli anni Ottanta – basate sulla centralità dell’impresa e della innovazione tecnologica, rappresentanti del “nuovo che avanza”, rispetto alla quale i vincoli giuridici appaiono vera e propria zavorra; se alcuni eccessi di complessità dei codici e di regolamentazione sono indiscutibili, tale pensiero non esita a mettere in discussione i diritti fondamentali nei più svariati campi (lavoro, salute), millantando compensazioni generate dagli automatismi del mercato, se non la nozione stessa di legalità in campo civile. Sullo sfondo di tutto ciò si profila il neoliberismo statunitense (Milton Friedman), che reclama il “dimagrimento” dello stato e del suo apparato prescrittivo: la sfera giuridica, appunto.
[3] Beninteso: simili tendenze sono tutt’altro che morte, ma pare incontestabile che la crisi economica di fine anni ’80, il tracollo del vecchio ceto politico nel 1992 e la pura e semplice resitenza popolare le abbia più ragionevolmente ricondotte ad un certo realismo strategico.
Espressione usata dal neoeletto Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la cerimonia d’insediamento.
[4] Tentativo questo che per la sua evidente estraneità alla tradizione del Diritto Internazionale non ha cercato di affermarsi seriamente in sede teorica (la National Security Strategy è un documento politico-giuridico primo di implicazioni giurisdizionali), ma di cui si vedono i chiari segni in ambiti secondari (trattamento dei prigionieri di guerra, istituzione della Corte Penale Internazionale).
[5] Si pensi alla esibizione dell’art. 11 della Costituzione italiana – per manifestare l’opposizione alla guerra all’Iraq del 2003 - non solo da parte di intellettuali, artisti e professori ma di singoli cittadini che presumibilmente ne ignoravano in precedenza il contenuto o la stessa esistenza (pensiamo agli studenti)!
[6] Ricordiamo che per “scientifica” non si intende legata alle scienze natuali (fisica, chimica, biologia); in questa accezione una rivista scientifica significa non divulgativa, nel senso che anziché diffondere nozioni sicure e già acquisite tenta di produrne di nuove, documentando le proprie affermazioni nel mostrare le proprie basi metodologiche e le proprie fonti (così da consentire un controlo rigoroso da parte del lettore).

Il sommario e diversi articoli della rivista sono disponibili sul sito della FRANCO ANGELI:
http://www.francoangeli.it/riviste/sommario.asp?IDRivista=116

Consulta una rivista giuridica on-line su cui scrivono molti studiosi di Democrazia e diritto:
http://www.costituzionalismo.it