Bibliografia&Siti
di Antonio Giorgi
Articoli della Rubrica
Matteo BORTOLON, Presentazione del libro di Warschawski,
"A precipizio. La crisi della società israeliana"
Michel Warschawski presenta il suo libro: A precipizio. La crisi della società israeliana. Intervento al Centro popolare autogestito di Firenze, 20 gennaio 2005

Questo è anche il frutto di una serie di privatizzazioni brutali, fatte da governi sedicenti di sinistra secondo la dottrina di FMI e BM [3]. Non a caso i partiti di sinistra sono fra i più odiati dalle fasce popolari! L'ultima finanziaria è stata un vero massacro sociale. E sapete cosa dicevano i cartelli? “Viva Sharon, abbasso Netanyahu [4] ”! Vi parlo dell'esercito. Questo sta discutendo ora se applicare il famigerato piano Sharon [5], e questo basta per capire che è divenuto una sorta di partito politico! La militarizzazione della società si riflette in quella dei partiti: pensate che fra i primi dieci eletti laburisti, sei sono ex-generali dell'esercito (anche Barak e Rabin lo erano)! E questa è la sinistra! L'esercito entra in tutti i gangli del potere, della vita sociale ed economica! Una parola sul piano Sharon. Un suo collaboratore lo ha illustrato con molta chiarezza: bisogna lasciare la Striscia di Gaza per meglio occupare e colonizzare la Cisgiordania, in modo da affossare il processo di pace e infliggere il colpo di grazia all'aspirazione dei palestinesi ad una patria. Circa l'esito immediato –l'evacuazione dei coloni dalla striscia di Gaza – non posso essere contrario, ma non pensate che questo porti la pace o semplicemente allenti la tensione; è pura illusione. Avraham Burg, in un articolo che ha avuto grande diffusione [6], ha sostenuto che la brutalità dell'occupazione e la corruzione della classe politica distruggeranno Israele. Gli ho telefonato, perché la sua osservazione mi ha stupito. La corruzione? Ma non c'è un po' in tutti i paesi? Lui mi ha risposto: “Guarda, tu conosci molto bene la politica israeliana, ma non sai nulla sulla sua classe dirigente”! E sostiene che il livello di corruzione è semplicemente inimmaginabile. Molti sono coinvolti in scandali e processi, ma è solo la punta dell'iceberg; inoltre c'è una buona presenza della mafia russa – l'immigrazione dalla Russia è forte. Il giudice Moshe Negbi ha detto che la differenza fra una repubblica democratica e una repubblica delle banane è che in quest'ultima giudici e polizia hanno paura dei criminali. Israele è in questa situazione. Burg ha lasciato la politica per dedicarsi agli affari, e sua moglie è arrivata a dire: “Questo è un bel giorno, perché i miei figli lasciano il paese”! Sull'antisemitismo, va detto che oggi per molti versi è propaganda per tappare la bocca a chi si oppone alla politica di Israele. Ma c'è anche della verità, certo. Il fatto è che oggi riaffiora un antisemitismo di matrice cristiana che non è scomparso coi nazisti. Nei decenni passati, a ridosso dalla Seconda Guerra Mondiale, gli antisemiti tacevano, e solo sparuti gruppuscoli di fascisti usavano simboli esplicitamente antiebraici. In realtà, oggi l'antisemitismo – quello vero – è in caduta libera in tutti i paesi europei! Gli ebrei sono più accettati nella società di quanto non lo fossero 60 o anche 30 anni fa [7]. A questo proposito è indispensabile distinguere l'antisemitismo dall'antisionismo. Oggi credo non ci sia più nessuno, salvo le organizzazioni estremiste, che desideri la distruzione di Israele; ma anche se così fosse, una cosa è la distruzione di uno stato, di un'entità nazionale col suo apparato, un'altra quella di un popolo intero! Quando gli oppositori dell'apartheid volevano la distruzione del Sudafrica, non pensavano ad uno sterminio generalizzato dei sudafricani bianchi, ma a spazzare via un apparato. Ho già parlato dei filoisraeliani antisemiti – pensavo soprattutto al contesto francese. Ma pensando al più fedele alleato strategico di Israele, gli USA, sapete qual è la lobby più ferocemente filosionista? Certo, c'è una lobby ebraica che è potente e molto influente, ma legata per motivi storici al partito democratico. Ancora più fanatica è la lobby dei cristiani protestanti fondamentalisti, spesso più filo-Israele di… Israele stesso! La contraddizione è solo apparente perché nella loro teologia si prevede che sarà destino degli ebrei ritornare tutti in Palestina, allora si convertiranno a Cristo o saranno uccisi. Una dottrina antisemita, come vedete!
Su questa base qualcuno ha la spudoratezza di contrapporre la civiltà giudaico-cristiana (che storicamente è una barzelletta, basta vedere i rapporti fra le due confessioni!) contro la barbarie rappresentata dall'Islam; l'ebraismo è una pedina da impiegare nello scontro di civiltà che si vuole scatenare contro il mondo musulmano.

BIBLIOGRAFIA MINIMA
•  C. Cenci, Shalom Salam Peace. Guerra e pace in Israele dalle origini alla Road Map , Roma, Cooper-Castelvecchi, 2003.
•  B. Morris, Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001 , Milano, Rizzoli, 2003.
•  A. Shlaim, Il muro di ferro. Israele e il mondo arabo , Bologna, Il Ponte, 2003.
•  D. Hirst , Senza pace. Un secolo di conflitti in Medio Oriente , Bologna, Nuovi Mondi Media, 2004.
•  G. Codovini, Storia del conflitto arabo israeliano palestinese , Milano, Bruno Mondadori, 2004.
•  B. Morris, 1948. Israele e Palestina tra guerra e pace , Milano, Rizzoli, 2004.
•  R. Khalidi, Identità palestinese. La costruzione di una moderna coscienza nazionale , Torino, Bollati Boringhieri, 2003.
•  A. Marzano, Israele e Palestina. Un conflitto lungo un secolo , Pisa, Ed. Plus – Università di Pisa, 2003.
•  M. Warschawski, Israele-Palestina. La sfida binazionale. Un “sogno Andaluso” del XXI secolo , Roma, Sapere 2000 edizioni multimediali, 2002.
•  B. Kimmerling, Politicidio. Ariel Sharon e i palestinesi , Roma, Fazi, 2003.
•  N. Chomsky, Terrore infinito. La questione palestinese dalla guerra del golfo all'intifada , Bari, Dedalo, 2002.
•  G. Valdevit, Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945 a oggi , Roma, Carocci, 2003.

NOTE
3. Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale; si tratta delle due istituzioni internazionali nate alla fine degli anni quaranta, duramente criticate per la loro forte inclinazione a favorire la privatizzazione.
4. Ex primo ministro (1996-99). Attualmente ricopre l'incarico di ministro dell'economia.
5. Nel corso della vittoriosa “guerra dei sei giorni” contro Egitto, Siria, Giordania e Iraq, Israele conquistò i seguenti territori: a nord le siriane alture del Golan (annesse nel 1981); a est la Cisgiordania; a sudovest la striscia di Gaza ed il Sinai (restituito all'Egitto in seguito al trattato di pace siglato nel 1979). La Cisgiordania e la striscia di Gaza (territori palestinesi), furono sottoposte fin dall'inizio ad un processo di colonizzazione, favorito dai governi israeliani che si sono avvicendati dal '67 ad oggi, che ancora non è stato fermato. Nel 2001 circa 6.400 coloni erano insediati nella striscia di Gaza (fonte: A. Marzano, Israele e Palestina. Un conflitto lungo un secolo , Pisa, Ed. Plus – Università di Pisa, 2003, p. 224). Il “piano Sharon”, che prevede la smobilitazione delle colonie ebraiche dalla striscia di Gaza, incontra forti opposizioni da taluni settori della destra. Al momento (febbraio 2005) non è certo che sarà messo in atto; né è chiaro se assieme all'eventuale evacuazione dei coloni avverrà anche il ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia.
6. In Italia l'articolo è apparso su Il Manifesto - ma anche su altri quotidiani - il 16 settembre 2003 con il titolo “E' morta la rivoluzione sionista”. Burg è stato presidente del parlamento israeliano dal 1999 al 2003, presidente dell'Agenzia Ebraica e deputato laburista. È disponibile al seguente indirizzo: http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=775
7. Si veda M. Warschawski, M. Sibony (cur.), A contre coeur: les voix dissidentes en Israel , Paris 2003.


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