| Dossier:
"I confini dell'Europa, cosa vuol dire essere in Europa?" |
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| Nathanaël
GOBENCEAUX: Confini, margini,
frontiere
(una filotomia accertata) |
Il
presente contributo si propone di fare non il punto, ma un
punto sulle nozioni di confine, margine, frontiera e altri
termini simili. Non si tratta di trovare i confini dell'Europa,
ma di vedere quali sono le tipologie di confine, di contorni
che possono esistere. Anche se questo testo si appoggia su
basi, strumenti e un sistema di pensiero largamente influenzati
dalla geografia, non vorrà essere meno aperto verso
altri orizzonti.
Un po' paradossalmente, è al centro della Francia,
lontano da ogni frontiera europea che redigo questo articolo.
Essendo il tema incentrato sui confini dell'Europa, comincerò
proprio dal termine di confine. Il confine è prima
di tutto una linea di separazione. Tale nozione ha il paradosso
di essere al tempo stesso una e multipla ; di essere comune
e familiare e ciò che separa e protegge interessi differenti.
Si tratta sia di un inizio sia di una fine, la fine di un
territorio e l'inizio di un altro. Per giustificarla, ciascun
lato della linea di delimitazione deve presentare qualcosa
di differente dall'altro. Il confine è associato alla
separazione (dal latino separare: disporre accanto) che disgiunge
ciò che era unito. C'è quindi un interno e un
esterno. Come viene detto ne Le parole della geografia, "
la percezione di ciò che avviene ai confini dipende
molto dal fatto di venire dall'interno o dall'esterno ".
Ma il confine/limite può essere anche il punto oltre
il quale non si è più gli stessi ; come si verdrà
di seguito, il fatto di oltrepassarlo può portare all'esilio.
"Se i confini di un paese sono generalmente fluidi (senza
che ciò impedisca, tuttavia, che esistano), in compenso
le frontiere sono rigide " (Le parole della geografia) |
In
effetti, le frontiere sono stabilite con grande precisione;
esse rappresentano il più delle volte i confini di
una competenza territoriale, anche se ciò non significa
che fra le zone così separate non sussista una continuità.
Si può pensare all'Africa tagliata con la riga dagli
invasori senza alcun riguardo per le identità culturali
preesistenti. Più vicini a noi troviamo i casi dei
Baschi, dei Catalani a cavallo di due stati, ma anche ai Moldavi
e ai Curdi (a cavallo di due continenti), per non citarne
che alcuni. La nozione di frontiera risale al XV secolo, all'epoca
delle sovranità nazionali, e deriva il più delle
volte da un rapporto di forza fra due complessi territoriali.
Se, inizialmente, la frontiera non separa forzatamente culture
differenti, si può volerla rendere insuperabile, creando
una distanza fra due popoli (si pensi al muro di Berlino).
Un a frontiera può anche corrispondere ad un elemento
naturale (montagne, fiumi) al di là di cui ogni controllo
diviene difficile.
In alcune parti dell'Europa, i territori erano circondati
da marche (dal nordico mark). Queste marche erano all'origine
una terra di nessuno, uno spazio tampone senza padroni. Poi
questo spazio si è popolato, a titolo più o
meno precario, di marginali. Questa marca, se così
si può dire, si è allora avvicinata al margine,
che è un confine che sottintende non soltanto una idea
di spessore, ma anche di vuoto. Il margine pone dei problemi
di appropriazione, come i marginali hanno difficltà
a appropriarsi/ integrarsi in una società. Se il margine
è situato a distanza senza essere allontanato, può
essere anche visto come una zona di transizione dove si è
senza Essere, dove non ci si sente legati ad un territorio
pur appartenendovi.
In definitiva, che tutti questi termini parlano di uno spazio
di contatto, uno spazio più o meno abbandonato dal
centro, più o meno fra due culture, poiché ogni
zona di contatto è al tempo stesso zona di ibridazione,
scambio e di conflitto (ma i conflitti non sono forse una
forma di scambio ?)
Si può dunque vedere che i contorni dell'Europa, a
seconda dei termini impiegati, potranno prendere delle forme
differenti. Se si parla di frontiere, si tratterà di
un'Europa amministrativa che spesso non tiene conto delle
culture presenti ai suoi confini. Se si parla di confini,
ci si avvicinerà forse a qualcosa di più legato
alla conformazione fisica della terra. Se si parla di margini,
si potrà allora pensare a dei luoghi lontani non integrati
ma vicini per alcuni aspetti (il Magreb per la storia e l'immigrazione,
il Giappone e gli USA per l'economia
)
In tutti questi tipi di confini si possono distinguere quelli
che sono visibili da quelli che non lo sono. Un confine visibile
è spesso un confine culturale. |
Tutto
ciò può sollevare alcune domande:
- Si deve considerare questi confini dell'Europa come una
separazione o come delle zone-margine di scambio?
- I confini sono ancora l'Europa o già la periferia
dell'Europa (una pariferia esterna ma molto legata all'interno)?
- Non si è più integrati all'Europa e a ciò
che vi avviene stando a Manhattan che a Loché sur Indrois
o a Polignano?
Per finire, mi sembra interessante abbordare il tema dell'esilio,
dato che è strettamente legato all'oltrepassamento,
al superamento dei confini culturali.
"Allora questo sentimento d'esilio raggiunse il suo culmine.
Allora non ci fu più Europa qui".
(Michel Butor, Le génie du lieu, Ed Grasset,
1958, réed.1994)
A partire da questa frase di Michel BUTOR, si può collegare
il confine al sentimento dell'esilio. Ci si sente in esilio
quando si è oltrepassata una frontiera. Tale frontiera
è l'insieme dei riferimenti i quali lasciano il posto
al disorientamento. In effetti, secondo Larousse, l'esilio
è associato a " un luogo dove ci si sente stranieri
". Questo luogo non è conosciuto e come molte
cose sconosciute, è associato se non alla paura all'apprensione.
I confini sono dunque più di carattere culturale che
spaziale poiché si può essere lontani con uno
scarso senso di esilio (in America del Nord, in Australia,
nelle cittò create dagli europei in America del Sud)
o vicini con un sentimento ad esso prossimo (in alcuni quartieri
etnici nelle grandi città). L'esilio sembra dunque
più legato al passaggio di una frontiera culturale
che amministrativa.
Come abbiamo visto, cercare i contorni di un territorio non
è facile, dato che tante e complesse sono le connessioni
e le interazioni a cui essi sono soggetti. Nei soli termini
che designano tale separazione si scorgono sfumature che non
facilitano il compito. Si tratta allora di definire esattamente
di qual tipo di contorni si vuole parlare.
Nathanaël GOBENCEAUX
Bibliographie :
R. Brunet et.alii, Les mots de la géographie, ed RECLUS
La documention française, Paris, 1993
Dictionnaire Larousse
Dictionnaire multimédia Hachette
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Traduzione a cura di Matteo Bortolon
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