Biblioforum è un progetto di lettura di testi che trattano della globalizzazione promosso dall'Associazione Culturale Pensiero Tascabile e dal Consiglio di Quartiere n. 6 Vingone-Giogoli del Comune di Scandicci (Firenze)

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NINA ZU FÜRSTERBERG (cur.),

"Lumi dell'Islam. Nove intellettuali musulmani parlano di libertà", Marsilio 2004


Mai come oggi si parla di Islam, spaziando dalla denuncia della mancanza di democrazia e diritti alla ricerca politologica sulle varie forze sociali, per arrivare alle polemiche sugli immigrati di confessione mussulmana. In questa mole di testi si distingue il libro curato da Nina zu Fürsterberg, In primo luogo perché è breve, adatto anche a chi voglia approfondire l'argomento senza sorbirsi faticosi trattati di islamologia; inoltre dà voce a intellettuali musulmani, collocati a metà strada fra Islam e occidente, in grado quindi di approfondire i temi proposti da una prospettiva interna ma di grande respiro culturale. Infine gli intervistati -tale è la forma di ciascun intervento- possiedono le competenze per muoversi tanto sul piano storico-culturale che su quello politico-attuale. Si parla di scuole filosofiche del VII secolo, ma anche dell'immigrazione.

La questione centrale posta dall'intervistatrice -e che determina ampiamente, attraverso le sue domande, i vari interventi- è se sia possibile una conciliazione fra Islam e i principi illuministici (di qui i “lumi” del titolo), intesi questi in senso ampio: “i diritti umani, la dignità dell'individuo, la libertà di scelta” (p. 7).


Nella impossibilità di render conto delle varie posizioni, segnaliamo che tutti si dichiarano favorevoli alla separazione fra religione e stato e fiduciosi nelle possibilità che si sviluppino nel mondo islamico forme di emancipazione dotate di radici autonome. In alcune risposte si arriva a posizioni francamente sbalorditive, come quella di Abdullahi An-Na'im (giurista sudanese) secondo cui “in tutta la storia dell'Islam lo Stato era sempre laico” (P. 49; corsivo mio). Nella brevità dello scritto che non consente di argomentare in modo ampio, si ha l'impressione che un punto di vista musulmano rivolterebbe – o quanto meno correggerebbe – molti luoghi comuni. Forte è la critica al fondamentalismo islamico, considerato anacronistico e portatore di una visione storica deformata. Anche l'Occidente è criticato con forza – il colonialismo ottocentesco è considerato una delle più forti cause del conservatorismo delle società musulmane attuali – anche se non ci sono sconti per gli attuali regimi e movimenti: siamo lontani dalla retorica dei leader arabi che scaricano tutto sugli Usa e su Israele.

 

I nomi degli autori sono quasi tutti sconosciuti al pubblico italiano: solo Tariq Ali (autore de Lo scontro dei fondamentalismi , Rizzoli 2002, molto attivo nella militanza politica su posizioni decisamente altermondialiste), Tariq Ramadan (autore di Essere un musulmano europeo, Città Aperta 2002, e Possiamo convivere con l'Islam?, Ed. Al Hikma 2000, accusato di fondamentalismo, per cui il suo nome suscitò polemiche -soprattutto in Francia- per la sua partecipazione al Social Forum Europeo 2003 a Parigi) e, soprattutto, Khaled Fouad Allam (l'unico dei nove che vive e insegna in Italia, è collaboratore di varie testate, fra cui Nigrizia e La Repubblica ) hanno una qualche notorietà, scalzati dalla coscienza del pubblico dal più spettacolare Adel Smith (Sedicente intellettuale musulmano noto in Italia per le sue prese di posizione stravaganti e provocatorie, oltre che per uno stile comunicativo spettacolaristico e di mediocre livello culturale).

L'opera di divulgazione di Nina zu Fürsterberg è veramente encomiabile, ed utilissima per tutti, esperti e profani della materia. Il solo rilievo che ci pare doveroso è che, nell'accezione da lei data, il “pensiero illuministico” risulta sovrabbondante, molto più di un termine per farsi capire dal lettore. In altre parole: evitata l'accezione più eurocentrica, secondo cui l'Islam dovrebbe gettare il Corano e darsi a Voltaire e Diderot, si presuppone però che illuminismo e modernità abbiano fornito delle conquiste oggettivamente desiderabili (i diritti umani, la dignità dell'individuo, la libertà di scelta, vedi pg 7) che i musulmani dovrebbero cercare con mezzi forniti dalla propria cultura. Ma sarebbe salutare un dibattito: lo sono davvero? Il discorso si fa problematico quando ci si interroga sulla possibilità di una ricezione di “Tolleranza e invidualismo” (pg 71, corsivo mio) nel mondo islamico: che l'individualismo come valore antropologico abbia effetti necessariamente positivi è un punto piuttosto discutibile, anche se procede in concomitanza con diritti umani e democrazia -assai più apprezzati. Il punto è che gli interlocutori sono per lo più assai secolarizzati e propensi ad accettare la modernità e le sue istanze, tanto da dare l'impressione che chi le rifiuta non possa che essere un fondamentalista (ci chiediamo quanti musulmani seguirebbero Soheib Bencheikh quando egli afferma, parlando del corano, che “chi dice testo dice necessariamente un insieme di interpretazioni” (p. 53). Perciò la posizione che ci appare più proficua per un dialogo fra religioni è quella di Tariq Ramadan.

 

Precisiamo che non vogliamo stigmatizzare la curatrice e gli autori come filoccidentali o eurocentrici: intendiamo sostenere che l'operazione culturale di sottolineare le potenzialità “illuministiche” dell'Islam – e cioè i caratteri di emancipazione giuridica, difesa della libertà personale e dell'autonomia intellettuale – come impulso per uscire dall'odierna condizione autoritaristica è adeguata. Ma non lo è come base di un confronto interculturale. Va integrata con altri aspetti, quali, per esempio, la solidarietà sociale musulmana (che un deciso individualismo scardinerebbe, supponiamo), in modo da non appiattire le dinamiche storiche con eccessi razionalistici e – diremmo – di sapore illuministico.