Gli italiani non sono razzisti. Così si trova scritto nella fascetta pubblicitaria di questo volume; affermazione, questa, singolarmente lontana dal contenuto, in quanto il tema del razzismo non viene neanche sfiorato. Si parla invece delle quotidiane esperienze di integrazione nella nostra società di persone e tratti culturali del mondo islamico (le quali, va detto pur fra parentesi, non esclude l'esistenza di pratiche discriminatorie di vario genere nei confronti degli immigrati o di alcune categorie di essi): Essendosi focalizzata soprattutto a partire dal 2001 l'attenzione dell'opinione pubblica sul mondo musulmano, il mercato librario si anch'esso adeguato a sfornare le più svariate opere, mettendo tale galassia culturale sotto la lente ora dello storico, ora del sociologo, passando dalla trattazione geopolitica all'aggressivo pemphlet xenofobo. Dal cupo ambiente da romanzo fantapolitico dell'Islam aggressivo il testo di Francesca Paci ci porta alla cronaca quotidiana, alle sue storie. L'autrice, giornalista per La Stampa, porta l'attenzione del lettore su piccoli esempi di integrazione quotidiana, non rinunciando a collocare queste storie in un quadro più generale. Si trovano infatti, nel corso del test, brevi dichiarazioni di studiosi ed esperti, tratti da interviste con l'autrice.
La struttura del testo è costituita da capitoli dedicati, rispetivamente, alla danza del ventre, alla cosmesi mediorientale, ai matrimoni misti, al cibo, alla religione, ala letteratura meticcia, ai cimiteri islamici, al mercato, alla scuola. La prefazione è scritta dal celebre sociologo Khaled Fouad Allam.
Fra tutti i libri dedicati al'immigrazione, questo è certo uno dei più utili per conoscere la condizione reale dell'Islam in Italia. Anche perché si attiene strettamente alla dimensione di cronaca e quotidianità evocata dal titolo: si evita di trattare delle condizioni dei paesi d'origine, nonché dei migranti non mussulmani. Stabiliti tali meriti, di cui va dato atto all'autrice, non si può non accennare ad una certa unilateralità nella rappresentazione: nella quale troviamo una fiogura di mussulmano integrato felicemente nel tessuto sociale, cui corrisponde un'armoniosa trasfusione della cultura di origne nel paese d'accoglienza [1].
Lo sfruttamento selvaggio, l'emarginazione sociale, la microcriminalità e le discriminazioni quotidiane restano a margine. Quadro eccessivamente ottimistico? Forse. Di certo si sentiva il bisogno di un contributo che grazie ad una documentata cronaca smentisce luoghi comuni ancora radicati, nel mostrare una realtà di effettiva e auspicabile integrazione [2], accanto agli aspetti più sopra menzionati che non vanno per questo dimenticati. Se si volesse leggere il libro in chiave didattica ma vi sono molte ragioni per resistere a tale tentazione si potrebbe trarre la seguente lezione. Tutti i personaggi che compaiono sono economicamente autosufficenti, tutti hanno un lavoro, una casa ed una forma di benessere che senza essere ricchezza va certo al di là della pura sussistenza fisica. Se ne ricava perciò l'impressione che il raggiungimento di tale traguardo economico rispetto anche alla funzione svolta a rendere più ricco il sistema paese[3] sia sufficiente a sconfiggere pregiudizi. L'esperienza storica induce a minor ottimismo[4].
E tuttavia una simile lettura può apparire forzata, se preferiamo prendere questa testimonianza come una parte di quello che sta avvenendo, e come segno di una possibile prevalenza delle ragioni della razionalità scaturite dal contatto quotidiano sugli istinti più oscuri che si annidano in fondo alle nostre società occidentali.
NOTE
[1] Così è chiamato in sociologia il paese d'arrivo del flusso migratorio; non si vuole alludere con tale termine all'atteggiamento più o meno ostile dei suoi abitanti (nello specifico gli italiani!).
[2] Al punto che un gruppo di immigrati marocchini residenti a Torino ha raccolto firme per una petizione diretta alla questura, chiedendo protezione verso la criminalità dei connazionali (p. 98-99).
[3] Termine con cui si intende comunemente l'insieme delle attività economiche svolte all'interno di una nazione, nella loro dimensione di competitività nei confronti degli altri stati. L'aiuto fornito dalla manodopera immigrata che essendo a basso prezzo aiuta a sbaragliare la concorrenza è un argomento ormai corrente per suggerire una linea meno rigida nei confronti del fenomeno immigrazione (fare entrare più persone le quote , maggiore facilità nella concessione di permessi di soggiorno, e simili).
[4] Si pensi ai moriscos in Spagna, ai protestanti in Francia cacciati da Luigi XIV, agli stessi ebrei nella Germania nazista. In questi casi l'indiscutibile danno economico-sociale derivato da persecuzioni e condanne non pare abbia attenuato di molto il rigore delle relative decisioni politiche.
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