Biblioforum è un progetto di lettura di testi che trattano della globalizzazione promosso dall'Associazione Culturale Pensiero Tascabile e dal Consiglio di Quartiere n. 6 Vingone-Giogoli del Comune di Scandicci (Firenze)

Regolamento del prestito

LISTA COMPLETA -
LEGGI LE SCHEDE -
LISTA PER ARGOMENTI
Wordwatch Institute, State of the Word 2004. Consumi, Edizioni Ambiente 2004


“Le attività umane stanno influenzando l'ambiente in molti modi che vanno ben oltre l'immissione in atmosfera di gas a effetto serra e i conseguenti cambiamenti climatici. […] Le attività antropiche sono perciò a tutti gli effetti comparabili, per intensità e scala spaziale di azione, alle grandi forze della natura. [Esse] hanno la capacità potenziale di fare transitare il Sistema Terra verso stati che possono dimostrarsi irreversibili e non adatti a supportare la vita umana e quella delle altre specie viventi”.


Tali affermazioni, che si ritrovano nella Dichiarazione di Amsterdam del 2001 [1] riassumono un po' lo spirito dei ricercatori del Wordwatch Insitute, l'autorevole e prestigioso istituto fondato da Lester Brown nel 1974 che pubblica a partire dal 1984 un rapporto annuale sullo stato di salute ambientale del pianeta [2]. La serie di testi può essere considerata uno dei punti di riferimento del movimento ambientalista mondiale, grazie anche ad uno stile comprensibile e trasparente e l'autorevolezza delle fonti citate.

State of the Word 2004 , il ventesimo volume, rappresenta una notevole importanza, non certo solo per aver raggiunto tale – non trascurabile – traguardo: da quest'anno i vari saggi non trattano temi differenti, così da fare una sorta di diagnosi dello stato di salute planetario affrontando i problemi più urgenti; ma si concentrano su un'argomento unico.

 

La tematica su cui vertono gli otto contributi [3] sono i consumi, intendendo con tale termine l'insieme delle attività umane che da un lato è diretto a soddisfare i bisogni delle persone, dall'altro incide sull'ambiente.Già la natura stessa della problematica suggerisce la necessità di un'impostazione che integri tanto gli aspetti biologico-ambientali che quelli economico-sociali, integrazione che è particolarmente presente nelle analisi contenute nei rapporti e che ha avuto gran ruolo nel far diventare State of the Word un punto di riferimento nei programmi universitari di tutto il mondo.

La critica del modello attuale non si discosta dalla classica impostazione anticonsumistica: gli abitanti dei paesi ricchi possiedono un tenore di vita eccessivamente elevato, la cui crescita è determinata dalle necessità produttive (vendere di più per elevare i profitti) più che da un reale innalzamenento del benessere; anzi una crescita abnorme dell'opulenza porta facilmente al malessere psichico ed esistenziale, annullando in questo modo la finalità originaria [4]. A tale analisi segue quale successivo passaggio logico la necessità di limitare gli sprechi con una produzione più razionale da un lato e di comprimere i consumi dall'altro; punto, quest'ultimo, che volentieri si accompagna a varie forme di riscoperta di modi di vita più umani ed esistenzialmente appaganti[5].

Se non si scorgono grandi innovazioni nella filosofia di fondo della ricerca del Wordwatch Insitute, lo sforzo analitico di calcolare matematicamente gli eccessi da un lato e di indicare possibili percorsi risolutivi dall'altro è sostenuto con una enorme quantità di dati sempre aggiornati.

 


Quanto al primo punto è doveroso osservare che, contrariamente a quanto sostenuto da voci critiche di stampo conservatore, i ricercatori si dimostrano molto attenti a non trarre conclusioni affrettate dai dati esibiti, non dando affatto luogo a catastrofismi irrazionali: ogni volta che si profila una conseguenza particolarmente pesante si tende a smorzarne la perentorietà con l'avvertenza che tali effetti risentono di un alto numero di fattori, e perciò non sono affatto irrimediabili.

Sul secondo punto – le possibili strategie per un'economia sostenibile – le due principali vie rimango l'autolimitazione da un lato e i possibili provvedimenti legislativi dall'altro. Forse le proposte più tatticamente attuabili consistono nella loro dialettica fusione; caratteristica, questa, che abbiamo rinvenuto già in passato negli studi dell'Institute, e che conferisce un tono pragmaticamente ottimistico ad alcuni suoi passaggi: si documenta e si analizza tendenze già in atto in alcuni paesi, cercando di sostenere un'analoga sperimentazione altrove, o l'aiuto statale per via legislativa[6].

Sullo sviluppo dei temi la flessbilità della struttura argomentativa riesce ad assumere i contributi più innovativi della ricerca (come l' “impronta ecologica” di Wackernagel) e i temi più scottanti (la scarsità di acqua, cui è dedicato uno dei saggi); più innovatita e coraggiosa appare la scelta di collocare la riflessione in campo più dichiaratamente politico-sociale, entrando in campi quali il commercio internazionale nell'equilibrio delle risorse; il riallineamento del concetto di benessere con le esigenze della vita sociale; il legame fra consumismo e globalizzazione culturale. Utilissimi nella loro sinteticità estrema sono le brevi schede (“box”) dedicate a temi molto specifici (sacchetti di plastica, computer, saponi antibatterici, cioccolato, gamberetti, ecc). Tutto ciò è indubbiamente un ottimo esempio di come un'impostazione flessibile (miscellanea di autori diversi, pluridisciplinarietà) mantenga la sua utilità ed efficacia nel tempo, sapendosi diversificare nella continuità.

 

Note
1. Siglata a conclusione della grande conferenza internazionale Challenges of a Changing Earth, e sottoscritta dai ricercatori dei quattro più grandi programmi di ricerca sull'incisività dell'uomo sull'ambiente a livello planetario.

2. L'edizione italiana, pubblicata inizialmente da Isedi di Torino, è passata a Edizioni Ambiente dal 1998, mantenendo lo stesso curatore, Gianfranco Bologna. Segnaliamo la sua introduzione come pregante sintesi degli argomenti trattati.

3. Incentrati, rispettivamente, su panoramica sui consumi, efficienza energetica, acqua, cibo, economia a basso consumo, acquisti istituzionali, cultura globale, ridefinizione del benessere.

4. Fra le voci più significative dei precursori di tale critica si annoverano i teorici della Scuola di Francoforte (Adorno, Marcuse), le cui argomentazioni fanno leva non sull'incisività dell'attività umana sulla natura – anche per motivi cronologici: le loro prime opere risalgono agli anni Trenta, ben prima dell'applicazione delle scienze sui problemi ambientali - , ma sulla schiavitù interiore che tale sistema instaura.

5. Potremmo a tal proposito parlare di un certo “eudemonismo ambientalista”. Eudemonismo è in filosofia la ricerca della felicità, che negli autori classici tende ad assumere sfumature morali (seguire la virtù è vera felicità) quanto di misurata ricerca del piacere (una vita misurata che si accontenti di poco è più felice di una ricerca compulsiva del piacere più sfrenato). È singolare come la riflessione contemporanea riproponga entrambe le dimensioni con l'etica ambientale: consumare meno per vivere meglio (piacere misurato) e per evitare danni irreversibili alla natura (il dovere morale).

6. Pragmaticità e tendenza alla sperimentazione sono caratteri tipici della cultura statunitense, di cui non crediamo sia errato scorgerne qui la migliore applicazione. Lo scrivente mantiene delle riserve nei riguardi di una loro applicazione estrema, quale si manifestò nell'ed. 1996, in cui si volle valorizzare l'attività delle lobby assicurative in seno al congresso quali oppositori delle lobby automobilistiche – risultando gli interessi delle prime momentaneamente coincidenti con le esigenze ambientali. Simili alleanze con esigenze proprie del sistema dominante – tali sono, infatti, anche la maggiore efficienza energetica – sono probabilmente fattivamente inevitabili ma rischise e discutibili – moralmente, oltre che tatticamente. Il dilemma appare più sofferto nei ricercatori dell'Istituto Wuppertal (Wuppertal Insitut, Futuro sostenibile , EMI 1999), di nazionalità tedesca, forse più culturalmente inclini ai tragici dilemmi europei che al pragmatismo statunitense.


Il sito della casa editrice:


www.reteambiente.it



Il sito del Worldwatch Insistute:


http://www.worldwatch.org/