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VENTUROLI C., Come studiare il terrorismo e le stragi. Fonti e metodi, Marsilio 2002

Questo testo riporta le relazioni di un omonimo convegno sullo stragismo organizzato dal Cedost (Centro di documentazione storico-politica sullo stragismo). In esse gli studiosi partono da premesse e campi di studio assai differenti [1] per fornire un approccio interdisciplinare ad una materia ritenuta comunemente riservata a storici e magistrati.


Ciò che rende meritevole tale iniziativa non è solo lo scopo di tener viva la memoria di alcune delle più oscure pagine della storia repubblicana [2], alimentando la ricerca e l’informazione su un capitolo spesso trascurato dagli storici, ma anche l’approccio orientato più al metodo che ai contenuti: accanto ad una intervento come quelo di Tranfaglia, che ricostruisce il contesto storico-politico dell’epoca, altri contributi riguardano le fonti e la metodologia di studio. In particolare appare particolarmente innovativa la focalizzazione dello studio sulle vittime, stilandone le caratteristiche e l’identità per arrivare ad una maggior comprensione degli atti criminosi. Una differenza che, per esempio, induce a distinguere fra un “semplice” atto terroristico volto a colpire personaggi mirati, altamente rappresentativi dello Stato, e vere e proprie stragi, dirette queste ad una folla indifferenziata, e perciò solitamente non rivendicate; carattere, questo, assai più proprio all’eversione neofascista che al terrorismo di sinistra. Un’impostazione multidisciplinare è certo la strada migliore per evitare le ristrettezze tanto di una visione del periodo eccessivamente legata agli studi storici (portati ad enfatizzare - sotto luci opposte - le ideologie dei protagonisti e i loro legami con gli schieramenti della guerra fredda) quanto di una ricostruzione totalmente fondata sull’aspetto giudiziario (assai accurata nella ricostruzione dei fatti ma incline a sottovalutare gli aspetti politici, ideologici, economici del contesto dell’epoca, in quanto scarsamente significativi in un processo).
In conclusione il volume si presenta come un più che adeguato punto di avvio per uno studio del fenomeno terrorismo, al di sopra di sciatte generalizzazioni mediatiche e di faziose ricostruzioni legate alle contingenze politiche.

 

NOTE

[1] Fra i partecipanti si annoverano, rispettivamente, archivisti (P. Carucci), giornalisti (G. Flamini), sociologi (R. Catanzaro), storici (N. Tranfaglia), magistrati (G. Tamburino, L. Grassi)), avvocati (G. Giampaolo), criminologi (S. Vezzadini, A. Forlivesi), funzionari pubblici (I. Tognetti).
[2] Ricordiamo per comodità del lettore che a parte il precoce precedente di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) si fa risalire l'inizio della “strategia della tensione” alla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), proseguendo con piazza della Loggia (1974), il treno Italicus (1974), la stazione di Bologna (1980), il treno rapido 904 (1984), fino ai più recenti attenti a Milano e firenze del 1993. Altri eventi, poco chiari e anche assai cruenti (di pensi a Ustica) non sono considerati stragi.


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