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di Antonio Giorgi
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Matteo BORTOLON, Presentazione del libro di Warschawski,
"A precipizio. La crisi della società israeliana" |
Michel Warschawski presenta il suo libro: A precipizio. La crisi della società israeliana.
Intervento al Centro popolare autogestito di Firenze, 20 gennaio 2005
Nel libro parlo anche del collasso del “processo di pace” e le ricadute in termini di autoritarismo: si varano leggi che limitano gravemente le prerogative dei deputati arabi alla Knesset, ed anche la Corte Suprema torna ad autorizzare la tortura dopo che l'aveva proibita. Dopo che ho scritto il libro, è stata approvata una legge estremamente restrittiva sui ricongiungimenti familiari: non esiste paese al mondo in cui chi sposa uno straniero non ha alcuna garanzia di vivere assieme al proprio compagno – non dico ottenere la cittadinanza, quello presenta difficoltà in molti posti. Così è in Israele, che conculca un diritto basilare. L'attuale crisi della società israeliana altro non è che la conseguenza del modo in cui i padri fondatori dello stato israeliano hanno deciso di rapportarsi ai palestinesi e al mondo arabo-musulmano:
Golda Meir ha forse battuto tutti i record di razzismo dicendo quella famosa frase secondo cui non dormiva di notte pensando a quanti bambini arabi nascono. Beh, Barak l'ha battuta, dicendo che Israele è come una villa in una giungla. Capite? Villa = modernità, confort, civiltà; giungla (il mondo arabo)= barbarie.
Se ciò è vero tutto è permesso per l'autodifesa: con la giungla che avanza non si negozia; con le bestie feroci non c'è compromesso possibile, si può solo lottare! Perciò si conduce una guerra permanente e preventiva contro questa giungla, gli arabi.
L'unica soluzione è perciò il muro, oltre al nucleare.
Fra l'altro, secondo voi una villa può sopravvivere in una giungla? Evidentemente no, se non le dà fuoco! E che vita è dietro il muro? Vivere asserragliati e nel terrore è una vita malata! E so quel che dico, perché ho fatto i miei periodi di servizio militare in dei bunker assieme a 6-20 altri soldati; entro un mese qualcuno usciva di testa.
È questo l'avvenire che prepariamo per le generazioni future. Vi parlo delle critiche che ho ricevuto. Mi hanno letto una recensione del Foglio, che è molto interessante, in quanto riproduce – anche nelle parole – quel che mi hanno scritto in molti paesi. L'autore non mette in dubbio nessun fatto, ammette che la mia è una diagnosi, ma nota che è analoga a quella della Germania nazista, attribuendo falsamente a me questo paragone; tale equazione è errata – così dice lui – quindi quello che scrivo non è vero e io sarei un antisemita [1]! Chi formula questo genere di critiche chiude gli occhi sulla realtà. Ora, a parte che non entra nel merito dato che non parla della realtà israeliana, noto che così minimizza i crimini nazisti. Io non parlo né di genocidio né di camere a gas, sono molto attento alle parole. Sarebbe più adatto parlare di sociocidio o politicidio [2]. La differenza non è da poco! Parlare di genocidio a proposito di Jenin è errato, secondo me; genocidio è il tentativo di eliminare fisicamente un popolo; ci sono massacri, ma l'obiettivo israeliano è quello di cancellare l'identità nazionale dei palestinesi e di espellerli, non di sterminarli. Fra i più ferventi sostenitori di Israele sono convinto che vi siano molti antisemiti; si pensi per esempio a persone come quel politico di estrema destra vicino a Le Pen, che sostengono a spada tratta le posizioni sioniste, sebbene la destra francese si sia nutrita di antisemitismo. Questi non sono idioti, si rendono conto che lasciare fare ad Israele quello che vuole senza freni, lasciare che vada fino in fondo nella violenza è la strada più sicura per la sua distruzione. Gli idioti sono quelli che gli danno spazio, invece! Ne parlerò in seguito. Per questo noi dobbiamo esercitare critiche e pressioni; chi nega diventa complice dei crimini. È questo il maggior atto d'amore che possiamo fare per gli israeliani. Perché sono loro i primi a pagare per l'occupazione! Certo, ci sono gli aiuti americani, ma i costi dell'occupazione sono enormi: voi non avete idea della situazione in Israele sotto il profilo economico! Il 29% dei bambini israeliani – non a Gaza o in Cisgiordania! – si trova sotto la soglia di povertà! La quale, peraltro, è piuttosto bassa! Vi racconto un episodio a tal proposito. Dovevo comprare dei medicinali, ed ero in coda, davanti a me c'era una donna che aveva una lunga lista. La sanità sarebbe gratuita, ma in realtà molti farmaci si pagano. Questa donna quando il farmacista le ha presentato il conto, non era in grado di pagare: arrivava a 450 shekel, circa un quarto di una pensione! Allora lei non ha fatto una piega, e ha chiesto all'uomo: “quanto costa questo? Me lo tolga, per favore!” Così ha raggiunto una somma più abbordabile (250 shekel) e se ne è andata; e non era povera, a giudicare da com'era vestita! Lei ha dovuto scegliere di non prendere cose per la sua salute!
NOTE
1. Warschawski è ebreo.
2. Per una spiegazione dettagliata di questo concetto cfr. Baruch Kimmerling, Politicidio. Ariel Sharon e i palestinesi , Roma, Fazi, 2003.
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