Bibliografia&Siti
di Antonio Giorgi
Articoli della Rubrica
Matteo BORTOLON, Presentazione del libro di Warschawski,
"A precipizio. La crisi della società israeliana"

Michel Warschawski presenta il suo libro: A precipizio. La crisi della società israeliana. Intervento al Centro popolare autogestito di Firenze, 20 gennaio 2005

Buona sera a tutti. Anzitutto debbo contraddire chi mi ha presentato su due punti; per prima cosa quando dice che a Firenze non è facile parlare di Palestina e Israele; ricordo che in questa città, in occasione del social forum tenutosi nel novembre 2002, ho vissuto una delle più belle esperienze della mia vita quando, attraversando a ritroso il corteo ho visto moltissime bandiere palestinesi! Ho detto a una compagna palestinese che la bandiera della Palestina è per la generazione di oggi ciò che quella vietnamita era per la mia. Per noi, nei movimenti del '68 era una seconda identità, la portavamo dappertutto. Ciò che ho visto è una dimostrazione di quanto la causa palestinese a Firenze sia nel cuore dei movimenti altermondisti e dei lavoratori (ho visto tante bandiere anche nei cortei sindacali). Il secondo punto su cui mi permetto di dissentire è l'opinione secondo cui il partito laburista israeliano sia un'organizzazione di sinistra; ebbene, non è così. È come se voi in Italia parlaste di sinistra a proposito dei Socialisti craxiani, che stanno con Berlusconi(!); è un argomento interno agli equilibri della destra, riguarda loro. Vi dirò meglio il perché più avanti. Il libro è stato scritto a caldo, dopo l'operazione “Scudo di difesa” del 2002 che ha distrutto Jenin. Allora ho avuto l'impressione che si fosse passato un limite, un livello di violenza che si sarebbe riversato contro la stessa Israele. È anche per questo che molte pagine le ho scritte piangendo davvero; perché è la mia società, quella in cui vivranno i miei nipoti. Faccio una diagnosi, che è terribile: la violenza degli ultimi 4 anni e mezzo ha avuto una crescita terribile non solo sotto il profilo quantitativo, ma sotto quello qualitativo: si basa sul meccanismo della disumanizzazione, per effetto del quale l'avversario diventa solo una minaccia da sradicare. Vi racconto un storia, a tal proposito – che non c'è nel libro. Mi trovavo in coda ad un check-point, che era chiuso, assieme ad una fila di altre persone, e faceva un caldo terribile; fra queste c'era una coppia palestinese con un neonato, tornavano evidentemente dall'ospedale! La madre cominciava ad essere presa dal panico, perciò ho chiesto alla giornalista inviata di Le Monde di parlare ai soldati a tal proposito – se ci fossi andato io avrei perso la calma! Il soldato, un sottufficiale di circa vent'anni, la spinge via con il fucile. Allora ci vado a parlare io, e gli dico che deve fare passare quella famiglia, altrimenti il neonato morirà! Quello mi guarda con occhio bovino, come se non capisse. Allora gli parlo in tono di comando, gli impongo di farli passare; lui mi guarda e dice: “ma chi ti dice che non sia un terrorista”? Sono rimasto di sasso, senza parole, e questo mi accade proprio di rado! Quel giorno ho capito come sia possibile farsi scoppiare con una bomba; quando disumanizzi l'avversario, perdi la tua stessa umanità, l'umanità che è in te! Passo ad un altro episodio che è presente nel libro. Stavo arrivando ad un check-point assieme a Mustafà Barghouti; i soldati si avvicinano gridando e noi… non li capiamo. Che lingua parlavano? Non certo ebraico, pensavo fosse russo, ma il mio compagno ha studiato in Russia, e capisce che non è così. Poi mi rendo conto che era un ebraico così storpiato da essere irriconoscibile! Gli israeliani non sono gentili, un soldato non direbbe mai una parola gentile ad un palestinese che aspetta, ma prima almeno davano ordini in un linguaggio comprensibile; ora danno indicazioni con versi inarticolati, quasi che si rivolgessero a delle bestie. Disumanizzare l'avversario palestinese provoca la perdita della capacità di dialogare non solo con questo, ma anche con i tuoi stessi concittadini; e questo porta alla violenza, all'interno di Israele stesso!Si pensi all'inquietante aumento della violenza tra le mura di casa e nelle scuole: ogni settimana ci sono episodi di violenza con feriti e morti. La società israeliana sta diventando sempre più brutale, e perde la nozione di regola; così come nei territori occupati regna l'arbitrio (con la scusa della guerra al terrorismo), tali diventano i comportamenti in patria, dove le norme della convivenza vengono meno.

continua


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