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for Europe

di Samuele Calzone

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Matteo BORTOLON: Manifesto per l'Occidebte di Marcello Pera: un'analisi

Il Manifesto per l’Occidente di Marcello Pera può apparire come una uscita puramente elettoralistica, vista la sua comparsa a ridosso delle elezioni.
Non è questa la nostra opinione. Lo scrivente reputa che i toni rabbiosi, sopra le righe alla Fallaci stiano lentamente cedendo il posto a forme di pensiero che evitandone gli estremi più indigeribili, abbiano maggiore possibilità di fare breccia nelle menti e nei cuori di ceti colti, intellettuali, cittadini ragionevoli che non si sognerebbero di avallare razzismo e xenofobia, ma che potrebbero essere sedotti da un discorso più pacato e ragionato.
Non sempre xenofobia e razzismo sono veicolati da espressioni sbracate e inaccettabili. Talvota si annidano negli educati, apparentemente ragionevoli riflessioni da salotto perbene.
Perciò è meglio vedere nel dettaglio questo Occidente di Pera per giudicarne meglio i contenuti.

Leggiamone l’introduzione.

Il Manifesto per l’Occidente di Marcello Pera

L'Occidente è in crisi. Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida. Minato dall'interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire. Ci sentiamo colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni, consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori. Il terrorismo, invece, è un'aggressione diretta alla nostra civiltà e all'umanità intera. L'Europa è ferma. Continua a perdere natalità, competitività, unità di azione sulla scena internazionale. Nasconde e nega la propria identità e così fallisce nel tentativo di darsi una Costituzione legittimata dai cittadini. Determina una frattura con gli Stati Uniti e fa dell'antiamericanismo una bandiera. Le nostre tradizioni sono messe in discussione. Il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l'uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l'integrazione degli immigrati. Come ha detto Benedetto XVI, oggi "l'Occidente non ama più se stesso". Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà.

In questa affastellata introduzione, vano sarebbe inseguire i vari spunti. Va notato che viene già contrabbandato quello che andrebbe dimostrato. La retorica della prevaricazione colpisce ancora. Il “noi” a chi si riferisce? Evidentemente a noi occidentali. Appartenenti all’Occidenete. Il giochetto riesce mischiando due piani semantici: quello politico e quello culturale. Se guardiamo questa equazione

OCCIDENTE = TRADIZIONI OCCIDENTALI = VALORI OCCIDENTALI = EUROPA + USA = CITTADINI USA E UE

Rimaniamo un po’ perplessi. A parte l’esclusione di altre realtà – Canada, Australia, Nuova Zelanda – se fa intuire come i sottesi del manifesto riguardini in realtà – provincialmente – i rapporti con gli USA, non si capisce perché laicismo e progressismo (qualunque sia il significato di queste espressioni) siano visti come al di fuori dei valori/ tradizioni.
Il motivo si chiarisce chiamando in causa gli USA e il tema dell’identità politico-istituzionale (costituzione europea). Si stabilisce così una implicita sovrapposizione fra istanze culturali e politiche.
Fin qui poco di nuovo. In fondo, la fondazione della politica sul’identità culturale (il popolo, le radici religiose, fino alla “razza”) sono costanti della destra. Ma Pera va oltre. Mettendo i vari elementi in una tabella, in cui si fronteggiano elementi positivi e negativi tratti dal suo discorso, cosa vediamo ?

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