Arte dei Popoli
di Leonardo Masi
Articoli della Rubrica
Introduzione
Alcuni appunti per una discoteca poliglotta (Masi)
Ultimi film di De Oliveira (Masi)
Leonardo MASI : "Alcuni appunti per una discoteca poliglotta"
Ovvero: come trovare buone canzoni non in lingua inglese senza doversi rifugiare nella musica etnica. Parte prima

Il mercato obbliga spesso gli artisti pop non anglofoni a cantare le proprie canzoni in inglese, in cambio di qualche passaggio su MTV. Se per alcuni (come ad esempio gli scandinavi, per i quali l'inglese è quasi madrelingua) non sembra trattarsi di scelta forzata, per altri appare un tentativo patetico di conquistarsi qualche fan in più tra gli adolescenti “globalizzati”. Per far fare bella figura agli amanti della musica leggera che ancora amano ostentare (con o senza sussïego è affar loro) una conoscenza di realtà discografiche del tutto o quasi sconosciute ai propri compatrioti, mi permetto di segnalare qualche caso interessante di musicisti che non cantano in inglese.

Tralasciando gli islandesi Sigur Ros, che si esprimono in una lingua da loro inventata, e che qui non ci interessano, perché dopo aver aperto i concerti dei Radiohead, sono già abbondantemente stati coccolati dalla stampa italiana specializzata (come di conseguenza i loro conterranei Mum – il perché resta un mistero…forse perché sono un po' più esotici) diamo uno sguardo al continente.In Polonia sono usciti due dischi di Smolilk. Ex tastierista di un gruppo pop che si chiamava Wilki - il cui nome resta legato alla canzonetta Baska miala wielki biust (Barbara era abbondante di petto) - Smolik ha esordito nel 2000 con un primo disco da solista che porta il suo nome. Reclamizzato nella Polonia di allora come un disco che era al passo con l'Europa (un po' per sfatare un latente complesso di inferiorità, un po' sulla scia dell'entusiasmo in vista del referendum per l'ingresso della Polonia nell'Unione che sarebbe seguito pochi anni dopo) era in effetti un buon disco. Ancora migliore, a mio avviso, è il successivo, ancora una volta intitolato «Smolik». Quest'ultimo lavoro è formato da due cd: il primo contiene undici brani di Smolik ed il secondo i remix degli stessi brani, affidati ai migliori artisti della scena elettronica polacca (a proposito segnalo i Silver Rocket, gruppo di Poznan qui alla prima apparizione discografica). Alcuni brani sono in lingua inglese, è vero, ma una delle “chicche” di questo secondo lavoro di Smolik è Kremowa Rewolucja (Rivoluzione cremosa), in perfetto stile kitsch fine anni Settanta. L'ispirazione al duo francese degli Air è alle volte troppo invadente, ma Smolik è comunque artista raffinato e talvolta originale ed “internazionale”. Il tentativo di aprirsi al mercato globale nella terra di Wojtyla è invece riuscito meno bene ad Anna Maria Jopek, bravissima cantante simil-jazz, che ha chiamato a sé nell'ultimo lavoro «Upojenie» la stella della chitarra Pat Metheny (infaticabile ed evidentemente con il dono dell'ubiquità). Per apprezzare la Jopek, meglio ricorrere al raffinato pop di dischi precedenti come Ale jestem.

Una voce femminile interessantissima e piena di fascino la troviamo invece in quel di Berlino, città dalla scena musicale (e non solo) quanto mai vivace. Barbara Morgenstern – questo è il nome della simpatica fanciulla – si è vista in Italia solo per un concerto a Milano alcuni mesi fa, insieme ad un'altra giovane promessa tedesca, Maxililian Hecker. Trovare i cd di Barbara in Italia resta problematico, anche se non impossibile per quanto riguarda l'ultimo suo lavoro Nichts Muss . Vale però la pena ascoltare anche i precedenti Vermona e soprattutto Fjorden : elettronica un po' retrò, un po' di ironia, e soprattutto una voce che scalda il cuore. Dovrebbe piacere a chi ama i Portishead, anche se la Morgenstern è generalmente più solare nelle musiche e più naif nell'uso dei suoni elettronici. In Spagna è uscito tempo fa un bel disco nel quale sono fuse splendidamente musica cubana e flamenco, grazie all'affiatamento del duo formato da Bebo e Cigalla. La figura di Bebo Valdés, pianista cubano, ricorda il mitico Ruben Gonzales del Buena Vista Social Club, anche per la sua veneranda età. Diego detto "El Cigala" è invece uno dei migliori cantanti flamenco moderni. Il delicato tocco del pianista e la ruvida voce del cantante fanno scaturire una miscela sorprendente, che ha avuto in Spagna ed in Sud America un successo strepitoso, ed il loro cd Lagrimas negras merita sicuramente di essere conosciuto anche negli altri paesi europei.

La musica del Portogallo si era guadagnata un posto di primo piano sulle riviste, grazie al fenomeno dei Madredeus, trainati dal film di Wim Wenders Lisbon story . Sulla scia dei Madredeus, si fecero conoscere altre voci femminili come Dulce Pontes e Misia e si riscoprì la classe immortale di Amàlia Rodrigues, la regina del fado . Dopo Ainda , la colonna sonora del film di Wenders, i Madredeus hanno avuto alcuni cambi di formazione che lasciarono sul momento un po' perplessi: via la fisarmonica per far posto ad un uso maggiore delle tastiere. Adesso, a distanza di anni, la scelta merita rispetto. La loro ultima musica è meno “portoghese”, ma per lo meno non si è chiusa dentro l'imitazione di sé stessa. Si fa largo invece tra i giovani portoghesi un gruppo che grazie all'energia che dimostra nei concerti, è diventato un piccolo fenomeno grazie al passaparola. Questo gruppo, che ricorda per certi versi l'italiana Bandabardò, si chiama Terrakota. La musica dei Terrakota fonde sonorità africane, giamaicane (reggae e ska), brasiliane, cubane, fino ad approssimazioni, divertite e poco ortodosse, di musica russa e greca. In questa mappa approssimativa e fatta di appunti incompleti, vorrei ancora citare i turchi Mor Ve Otesi. Formatasi nel 1994, questa band che resta nel suo stesso paese al di fuori dei circuiti del facile successo, per sani princìpi, suona un rock abbastanza duro, ma con la tradizione musicale turca sempre presente, sia nelle linee melodiche che negli strumenti usati. Molto affascinante, può alla lontana ricordare i Sistem of a Down per il loro riferirsi alla nativa Armenia rivisitandola in chiave hard rock.


Indice | Dossier| Rubriche | Contatti | Manifesto | Redazione| Progetto
Copyright © 2003 Culture A Confine - periodico quadrimestrale - all rights are reserved

Amministrazione
Webmaster