Arte dei Popoli
di Leonardo Masi
Articoli della Rubrica
Introduzione
Les pages manquantes (A. GOBENCEAUX)
Recensione Chiedilo al pilota (M. Bortolon)
Recensione Salvo complicazioni (M. Bortolon)
Salgado: "Territoires et vies" (C. Palermo)
Alcuni appunti per una discoteca poliglotta (Masi)
Ultimi film di De Oliveira (Masi)
Concretizzazioni
(Palumbo)
Chiara PALERMO: "Sebastião Salgado Territoires et vies"
editing a cura di Leonardo Masi
Un omaggio alle diversità: così potrebbe essere definita l'opera fotografica di Sebastiao Salgado. In quello che è stato l'anno del Brasile, la Galleria Fotografica della Biblioteca Nazionale di Parigi ha allestito Territoires et vies, un lavoro che il fotografo brasiliano ha incentrato sull’evoluzione di terre e popoli. Alla ricerca estetica che ha caratterizzato tutta l'opera di Salgado, qui era associata un’indagine sull’uomo nel suo ambiente: territori, paesaggi, società come ritratti di un’evoluzione che è mostrata nei suoi contrasti.

Cambiamenti e ripercussioni storiche degli interventi dell’uomo sul suo ambiente sono i protagonisti di queste nuove immagini dell'artista, testimoni delle differenze di culture “a confine”, con uno sguardo rispettoso della dignità e della sofferenza proprie della natura umana. I sentieri esplorati da Salgado mostrano legami ancestrali tra uomo e territorio, una ricchezza che riscopriamo con stupore, una osservazione acuta sul senso dell’evoluzione del mondo.
Il viaggio proposto in Territoires et vies inizia nelle Galapagos dove la natura è ritratta nei suoi angoli ancora incontaminati. L’estetica del gioco di forme di un’iguana che si mimetizza nel suo ambiente, si unisce alla testimonianza di una ricchezza dimenticata che riemerge attraverso queste fotografie con uno sguardo diverso. Le forme, il bianco e nero, i giochi di sfumature catturano la nostra attenzione astraendoci da qualsiasi contesto e allo stesso tempo l’immagine rinvia ad un contenuto e lancia un messaggio. Segue questa direzione la presentazione nella stessa sala di altre foto che ritraggono una balena in Patagonia. Anche qui i riflessi e il gioco di luci dello scenario costituiscono un motivo estetico ma allo stesso tempo ricordano qualcosa che rischia di scomparire. La stessa natura incontaminata è descritta con la vegetazione di un lago o con l’eruzione di un vulcano. La forza della terra è esplorata come fonte inesauribile di forme.


Nella seconda sala sono presentati ritratti di comunità religiose diverse, cerimonie, feste del folklore brasiliano. La partecipazione della popolazione al rito religioso è viva, e avviene nella fusione dell’uomo con il suo ambiente. Il rito lascia emergere il legame ancestrale dell’uomo con la terra e con il ritmo della vita. La stessa fusione di uomo e natura viene ritratta nel villaggio di indiani, dove uomini e animali sono immersi in una vegetazione inviolata. I paesaggi dell’Amazzonia in altre fotografie sono mostrati, attraverso riflessi e giochi di luci, che esprimono l’incanto prodotto dal vigore della vegetazione.

Il progetto di Salgado è ritrarre il contrasto tra questi ambienti e i territori che diventano lo scenario dell’evoluzione umana e delle sue contraddizioni. La diffusione di megalopoli, l’esodo rurale e le condizioni di vita di donne e uomini in paesi in via di sviluppo, sono i soggetti del suo lavoro. Cantieri di carbone in India diventano lo scenario per fotografie che ci catturano in un labirinto di linee: il paesaggio è un intersecarsi di figure geometriche costituite dalla struttura del cantiere. Lo sguardo dello spettatore si perde nel mistero degli abiti indossati dalle donne ritratte su questi cantieri, nel mistero dei loro sguardi. Allo stesso tempo i visi coperti di carbone ci mostrano le condizioni di lavoro degli operai. Lo stesso scenario è sempre la fonte di valori plastici e di un’immagine che lancia un messaggio sociale. L’attenzione è catturata dalle ambiguità che restano non decifrate e nello stesso tempo avviene la percezione di un contenuto che non può lasciare indifferenti. La degradazione e le epidemie sono testimoniate da altre foto che riguardano l’Africa. La povertà, la malnutrizione e la morte sono ritratte senza mediazioni. La disperazione e la sofferenza dei rifugiati di un campo in Eritrea rendono memoria al dolore e ai conflitti messi ai margini dall’attenzione comune.

Il viaggio di Salgado percorre ancora diverse megalopoli affrontando le loro contraddizioni. Instambul, Il Cairo, Bombay, San Paolo offrono le immagini dimenticate dei loro quartieri popolari. La grandezza delle capitali, dei loro edifici imponenti, è confrontata alla loro povertà, al problema dell’esodo rurale. L’impianto del progetto resta estetico quanto sociale nell’incontro del mare della Sicilia o nella regione della Galizia in Spagna. Le comunità di pescatori ritratte da Salgado realizzano ancora una forma di economia che vive del rispetto della natura e lo sguardo dell’autore avverte della minaccia della loro scomparsa. L’ultima sala si chiude sui “combattenti del fuoco” e sui giacimenti di petrolio su cui lavorano in Kuwait. Getti di petrolio provocano incendi che operai chiamati appunto, i combattenti del fuoco, cercano di placare con un lavoro infaticabile che dura spesso anche più di un anno.

Torna in queste immagini l'impegno politico che è stata una costante dell'artista nato in Brasile nel 1944 ed attualmente residente a Parigi, città nella quale ha conseguito un dottorato in Economia. La fotografia è stata per Salgado una passione che si è accesa in seguito ad una missione svolta in Africa per le Nazioni Unite. Toccato dall’esperienza, nel 1973 Salgado decide di dedicarsi completamente alle immagini di reportage, abbandonando presto i lavori più effimeri per occuparsi di progetti di lungo termine. In Francia raggiunge le agenzie Sygma, Gamma e infine Magnum, prima di creare la propria, Amazonas Images, nel 1994. I suoi libri e le sue mostre, tra cui: Sahel: l’homme en detresse (Sahel, l’uomo in pericolo) del 1986, realizzato con Medici senza frontiere per sostenere la loro azione, Exodes (Esodi) e Les Enfants de l’exode (I bambini dell’esodo) del 2000, lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Territoires et vies è l'ultimo tassello di un percorso fotografico che, attraverso un caratteristico vibrare di luci e ombre, un bianco e nero pastoso e denso, porta allo spettatore un messaggio etico oltre che estetico. Il compito della fotografia è rendere visibile e per Salgado diventa rendere visibile la differenza, la situazione che è al margine e all’interno della comunità. Questa è la direzione di ogni suo progetto, il suo lavoro è omaggio alle diversità.

Link

Link della mostra:
http://www.bnf.fr/pages/cultpubl/exposition_403.htm

Altri links sul lavoro di Salgado:
http://www.fratellidelluomo.org/fdu/salgado/salgado.htm
http://www.masters-of-photography.com/S/salgado/salgado.html
http://www.terra.com.br/sebastiaosalgado/
http://www.unicef.org/salgado/


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